Trauma di attaccamento e rielaborazione

Se l’attaccamento è un sistema comportamentale innato attivato alla percezione del pericolo e che  porta alla ricerca della figura principale di riferimento (genitore) come “porto sicuro” , il trauma di attaccamento deriva da esperienze di paura o terrorizzanti accompagnate dal percepire una minaccia riferita alla disponibilità di tale figura di riferimento.

Dati provenienti da osservazioni di bambini piccoli e neonati dimostrano che la presenza di una figura di attaccamento (genitore) rende meno traumatica un’esperienza spaventosa grazie alla sensazione di sicurezza che proviene da questo tipo di relazione.

Genitori responsivi e disponibili possono ridurre il senso di paura e fornire un’alleanza importante che allevia il senso di paura e che farà si che tale emozione sia provata in maniera sempre minore .

Ma se ciò è vero è vero anche che la percezione di una minaccia alla disponibilità della figura di attaccamento diviene fonte di paura e ansia, paura quindi di perdere tale figura o di essere rifiutato o abbandonato.

Esistono quattro tipi di trauma di attaccamento:

  • Rotture di attaccamento: la separazione prolungata dalle figure genitoriali con scarsa comunicazione con loro , non prevista, e in mancanza di un piano concordato di ricongiungimento.I bambini più piccoli sono particolarmente sensibili a questo tipo di trauma. Genitori che minacciano di abbandonare o mandar via il bambino accrescono la probabilità che esso impari a vivere le separazioni come minacce di possibile abbandono.
  • Abuso fisico e sessuale Purtroppo in tale caso il bambino è esposto ad un dilemma dolorosissimo e ineluttabile: far convivere la realtà che proprio la figura di attaccamento dal quale ci si aspetta amore sia fonte di pericolo e paura. Il bambino piccolo spesso rimuove tale evento e la sua mente cerca di “dare un senso” all’accaduto identificandosi con l’aggressore: questo è il circolo dell’abuso. Così il genitore viene “salvato” e il bambino interiorizza la violenza come una normalità pensando di meritarla e sviluppando un senso del Sè come indegno oppure rimettendo in atto la stessa modalità con i figli.
  • Perdita della figura di attaccamento morte del genitore ed il trauma è maggiore nelle morti improvvise.
  • Ferita di attaccamento Essere stati abbandonati dalle figure di attaccamento in situazioni di bisogno ciò crea un senso di tradimento che può poi divenire estrema mancanza di fiducia nei confronti del partner in età adulta.

Le persone esposte a traumi cercano di evitare il ricordo dell’evento ed a manifestare una forma di intorbidimento emotivo ma anche a rivivere l’evento nella forma di pensieri ed incubi che disturbano.

Superare il trauma è possibile, attraverso la rielaborazione.

Rielaborare significa rievocare l’evento, poterne parlare, e poter “trovare un senso”: la persona ha bisogno però di una figura di attaccamento sicura con cui poter instaurare un rapporto di fiducia, reciprocità e dialogo aperto, per poter  esprimere e successivamente “rivalutare” le dolorose emozioni correlate al trauma, poterlo affrontare e integrarlo all’interno di una narrazione di sé più coerente.

IL trauma è collocato nel passato non nel prente ma continua a disturbare il presente nel momento in cui non viene “pensato”.

La figura di riferimento adulta e sicura (partner, terapeuta ecc) può fare da “porto di sicurezza” per confidare ed “esplorare” tali vissuti, conoscerli, trovare comprensione, allontanarsi dal senso di colpa inconscio (le vittime credono di aver “fatto qualcosa di male” e di “aver in qualche modo meritato” il trauma anche perché in taluni casi sono proprio le persone che creano il trauma a colpevolizzare la stessa vittima o comunque perchè il bambino cerca in questo modo di dare un senso all’accaduto doloroso e “impensabile” :”allora io ho sbagliato”) e a quel punto allontanare tali ricordi dal piano del presente ricollocandoli nel passato.

E’ un procedimento lento, graduale dove si avanza per piccoli passi, tutti significativi.

Rendere “narrabile l’inenarrabile” (spesso il trauma è correlato anche da senso di vergogna e in alcuni sistemi familiari omertà) non è facile a causa della tendenza delle persone traumatizzate a “ricostruire” la narrazione della propria vita escludendo tali eventi o non riconoscendoli o “ricostruendoli” appunto in maniera da loro più tollerabile.

Spesso queste persone vanno incontro a meccanismi di “negazione” come ad esempio coloro che sono cresciuti con genitori freddi e scostanti raccontano della loro infanzia senza connotati emotivi ma come una genericamente “bella infanzia” …Purtroppo nelle situazioni peggiori viene  sviluppato un “falso Sè”.

Riconoscere, ricordare, e successivamente rielaborare e ricollocare nel passato sono le fasi che serviranno per superare il trauma e riappropriarsi di un senso di Sè integro e di un’immagine di sè come buona e capace e degli altri come responsivi e disponibili (attaccamento sicuro “guadagnato”).

Fonte bibliografica

R.Kobak, J.,Cassidy,Y.Ziv, Trauma di attaccamento e disturbo  post-traumatico da stress. in W.Rholes, J.A. Simpson Teoria e ricerca nell’attaccamento adulto. Raffaello Cortina Editore, 2007

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