Esperienze “rimosse” e blocco della memoria: conferme dalla neurobiologia

Si chiama amnesia psicogena. Quando ci accadono avvenimenti emotivamente coinvolgenti o addirittura traumatizzanti l’alto stress può provocare un “blocco della registrazione nella memora esplicita”. La memoria esplicita è quella memoria di cui siamo coscienti che sappiamo rievocare: la memoria come comunemente la intendiamo. Esiste però anche una parte del cervello che immagazzina le esperienze in modo implicito cioè non ne siamo coscienti, possiamo anche non ricordare  (come in grossi traumi) o ricordare male o in modo distorto ma l’esperienza in realtà in memoria esiste, ma fuori dalla nostra consapevolezza cosciente. Evidenze neurobiologiche confermano il meccanismo che Freud più di  un secolo fa chiamava rimozione. Uno stress molto forte determina un blocco transitorio delle funzioni dell’ippocampo, una parte del cervello, con una limitazione delle secrezioni quotidiane di neurotrasmettitori e livelli ormonali cronicamente elevati: ciò porta ad un vero e proprio blocco della crescita dei neuroni ed a processi degenerativi dei dendriti (prolungamenti della cellula nervosa). Detto in altro modo organicamente il cervello “si rovina”. Questi effetti di solito sono reversibili ma, se si viene esposti a lungo ad esperienze traumatiche il risultato è un vero e proprio danno cerebrale. Le persone esposte ad esperienze altamente traumatiche (es. esperienze di guerra) ed i bambini esposti a comportamenti traumatizzanti da parte dei genitori e assolutamente intollerabili per la loro mente, tendono a concentrare la loro attenzione su aspetti “non traumatici” dell’evento o sulla loro immaginazione per sfuggire almeno parzialmente alla situazione . Così solo una parte del ricordo viene registrata quindi la persona può rievocarla ma il resto rimane implicito (inconscio). Questo può portare per quanto riguarda i bambini a problematiche psichiatriche o psicologiche legate alla “dissociazione” tra l’accaduto e ciò che ricordano: viene immagazzinato e riorganizzato un ricordo parziale fatto anche di immaginazione per poter far fronte alla sofferenza ma gli aspetti impliciti si manifestano in comportamenti inadeguati nelle relazioni adulte o nella vita sociale o in franchi sintomi psichiatrici. Si pensa che gli incubi che si manifestano durante il sonno durante la fase REM potrebbero riflettere “tentativi del cervello di elaborare far riaffiorare e consolidare le memorie bloccate”. Attraverso un”mix” di ricordi, i cervello fa “riaffiorare” durante il sonno le memorie bloccate in forma differente. Queste esperienze , quando riaffiorano ad esempio un un contesto psicoterapeutico, vengono vissute purtroppo da queste persone anzichè come eventi collocati nel passato e che loro stanno rievocando, come qualcosa che sta riaccadendo in quel momento e ciò riattiva le emozioni di dolore ad esse collegate. IL cervello non ha potuto “rielaborare” l’esperienza, collocarla nella memoria esplicita quindi nel passato ed anche l’aspetto emotivo rimane “bloccato” . Esiste oggi una  tecnica psicoterapeutica molto valida l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) dove, proprio guidando il paziente in movimenti oculari simili a quelli che si verificano durante il sonno REM è possibile aiutare il processo di elaborazione dell’esperienza ed “alleviare il dolore” del ricordo che viene elaborato e ricollocato nella memoria.

Bibliografia

Daniel J. Siegel La mente relazionale, Raffaello Cortina 2001

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